Poesia stridente alla fermata del bus

Poesia stridente alla fermata del bus

Alla fermata c’è gia un gruppetto di persone che aspetta…Tre ragazzi di colore si danno pacche sulle spalle e sorridono, una ragazza dai delicati tratti polacchi con il viso tra le mani fissa imperterrita la strada come sperando che l’autobus presto si materializzi, un signore dalle fattezze pachistane, un giovane cinese, io e un anziano, sicuramente catanese e residente nel quartiere. C’è il caldo tipico di un ottobre siciliano accompagnato da una stridente poesia.

 

Ciao, da dove scappi?

Ciao, da dove scappi?

Scappo dalle restrizioni alla libertà personale, sessuale, d’espressione e di riunione, dalla totale impunità e dall’ uso eccessivo della forza, dalle detenzioni arbitrarie, dagli stupri e dalle torture. Scappo dalla povertà a cui la guerra e il debito ai paesi occidentali che mai ripagheremo mi costringe. Ma sopratutto scappo dalla morte sicura.

Catania, l’Oasi che non c’è

Catania, l’Oasi che non c’è

La passeggiata a mare costeggia il boschetto, nessun lido, nessuna costruzione in cemento visibile agli occhi. Un mare libero, con tanto di verde dietro, l’Etna sullo sfondo… Un vero paradiso. E invece nel bosco, tra i canneti, in spiaggia, nel fiume, tracce di un ignobile passaggio umano e all’orizzonte, ben visibili, gli orribili scheletri delle loro tane. Siamo all’Oasi del Simeto.

Chiedilo a un bambino

Chiedilo a un bambino

Catania, anni Ottanta. Il corpo di un ragazzo su un marciapiede in Via Vittorio Emanuele. La bocca spalancata, da cui esce un rigagnolo di sangue, nessuna persona intorno, deve essere appena successo.

Brucia Catania

Brucia Catania

“Sputa in cielo che ti torna in faccia” direbbe qualcuno, ma qui il cielo non si distingue e l’aria è irrespirabile.

I giudei di San Fratello

I giudei di San Fratello

Inconfondibili, colorati, con in testa un cappuccio grottesco. Si fanno fotografare, ma spesso di traverso, sono socievoli, stranamente allegri e sanno di essere al centro dell’attenzione. Forse più del Cristo in quella processione solennemente scandita dalla preghiera del parroco e dei fedeli, e che loro tendono a disturbare. Si arrampicano sui pali, sui muri, fanno la pertica e strombazzano al Suo passaggio.