Verso l’otto marzo

Perché lottiamo, perché ricordiamo, perché scendiamo in piazza, perché festeggiamo, ma sopratutto “perché vi rompiamo i cabasisi”!

Villa Bellini, Catania

Non abbiamo da sempre avuto diritto allo studio, al lavoro, al voto, all’amore, al divorzio, all’aborto, alla contraccezione e nemmeno a manifestare. Niente è piovuto dal cielo, né ci siamo nate con certi diritti, ma ciò che abbiamo ci è stato donato da chi lottato, ricordato, gridato.
Facciamo un salto indietro. Oplà!

In pieno Rinascimento le donne erano confinate ai ruoli tradizionali di “monaca, moglie, serva, cortigiana”. Perché pretendere di più?
E se nel ‘600 le donne italiane intellettuali sono ormai una presenza affermata nella cultura del tempo, pur se non al di fuori dei loro salotti di casa, bisogna arrivare al 1874 per avere la concessione di accedere ai licei e alle università, anche se le iscrizioni erano poche, elitarie e spesso respinte. Mah! Chissà perché!

Il Risorgimento è il primo evento della storia italiana nel quale la partecipazione femminile sia apertamente ricercata e riconosciuta. Il nuovo Stato unitario ci esalta e idealizza come madri e spose del Risorgimento, ma non concede ancora alcun diritto. Ma che ci eravamo messe in testa?!
È nel lavoro nei campi, nelle fabbriche, che si ottengono maggiori risultati essendoci una presenza femminile elevata.

La battaglia per l’emancipazione e il diritto al voto si riaccende solo agli inizi del ‘900 arrestata dall’arrivo delle guerre, del fascismo e della Resistenza, per attenuarsi con il raggiungimento del diritto al voto. Si parla di leggi sul divorzio nel 1970, aborto e contraccezione nel 1978, prima di allora si abortiva clandestinamente con le conseguenze sulla salute e la vita della donna che purtroppo sappiamo. Solo nel 1981 furono abrogati il delitto d’onore e il matrimonio riparatore.

Nonostante la condizione femminile in Italia oggi è migliore rispetto al passato, non eccelliamo in classifica per uguaglianza di genere e c’è sempre da rimanere vigili e lottare.
Il femminicidio rimane impunito se lo paragoniamo a 20 anni fa, così come la “tesi della minigonna”, quella del te la sei cercata per intenderci, rimane un ever green.

Si continua a dibattere sulla legalità dell’aborto e si dà la “caccia alle streghe”, nel mondo politico e religioso continua a prevalere la figura maschile e, a parità di orari e responsabilità, la donna continua a guadagnare meno.

E allora noi, sapete che facciamo? Continuiamo a rompervi i cabasisi! Stay tuned 😉

Apparso su I siciliani giovani