La cattedrale di Catania gremita per i funerali di Dario Ambiamonte, il vigile del fuoco che insieme al collega Giorgio Grammatico, è deceduto in servizio a seguito dell’esplosione di Via Garibaldi a Catania, la sera del 20 marzo.

Un susseguirsi di corone di fiori, di applausi, di sgomento, di sincera commozione. Ma anche di frasi fatte e di qualche telefonino alzato a riprendere chissà quale foto o video possibilmente da condividere. Però non fanno numero, erano sporadici. Non fanno numero perché oggi i cittadini catanesi hanno letteralmente abbracciato Dario Ambiamonte. Da lontano, mentre arrivava da via Etnea, mentre entrava portato a spalla dai colleghi, dentro una cattedrale gremita di gente commossa. Oggi Catania si è stretta attorno ad un unico dolore, la perdita di un “eroe del quotidiano” .

“Oggi è una parata, il vero funerale è stato ieri, in caserma” dice un signore “vedrai che tra 15 giorni sarà tutto dimenticato”.

Molti manifestano la loro rabbia e disillusione. I riferimenti alle autorità, ai politici presenti, non mancano: il ministro dell’Interno Minniti, l’attuale presidente della regione Musumeci e l’ex presidente Rosario Crocetta.

Un lavoro pericoloso e mal pagato quello dei VVF, se lo si paragona a quello di certe cariche istituzionali, alle loro pensioni d’oro, alle loro indennità.

Ad un vigile del fuoco, in un momento di stasi, fuori dalla confusione della cattedrale chiedo:

Il vostro lavoro è lodevole, ma troppo duro e pericoloso per quello che percepite. Non pensa? 

Si, oggi alcune autorità sono qui, ma quando noi bussiamo per chiedere un aumento, più mezzi, più supporto, nessuno apre. Potremmo fare questo lavoro meglio di quello che riusciamo a fare.

E a proposito dell’esplosione e della sua causa, di quello che è stato detto e scritto finora, precisa:

L’imprevisto è la nostra prima causa di morte…se solo sapeste dei numerosi interventi quotidiani, di quello che rischiamo ogni giorno…”

Non lo sappiamo, ma lo possiamo immaginare e per questo oggi siamo accorsi qui così numerosi.

Le parole di Monsignor Gristina in un momento dell’ omelia, non potevano essere più giuste. Ha detto ciò che tutti avremmo voluto gridare: “noi, a voi vigili del fuoco, vi vogliamo bene!”

Ed è proprio così.

Iddio, che illumini i cieli e colmi gli abissi,
 arda nei nostri petti, perpetua,
la fiamma del sacrificio.
Fa più ardente della fiamma
 il sangue che scorre nelle vene,
vermiglio come un canto di vittoria.
Quando la sirena urla per le vie della città,
 ascolta il palpito dei nostri cuori
votati alla rinuncia.
Quando a gara con le aquile
 verso Te saliamo,
 ci sorregga la Tua mano piagata.
Quando l’incendio, irresistibile avvampa,
 bruci il male che si annida nelle case degli uomini,
 non la ricchezza che accresce la potenza della Patri.
Signore, siamo i portatori della Tua croce, 
e il rischio è il nostro pane quotidiano.
Un giorno senza rischio non è vissuto,
 poichè per noi credenti la morte è vita,
 è luce: nel terrore dei crolli,
nel furore delle acque,
nell’inferno dei roghi.
La nostra vita è il fuoco, 
la nostra fede è Dio

Per Santa Barbara Martire.

La preghiera del Vigile del Fuoco scandita da un collega conclude la messa.

E un lunghissimo applauso risuona.

Grazie Dario

 

articolo apparso su sudpress.it