“Tassate i poveri, sono in tanti”.

Così disse Ettore Petrolini che morì nel lontano 1936. E noi ancora qui, ad essere tassati e tartassati, quando dovremmo mandare letteralmente a quel paese la giunta comunale di qualsiasi città che ignora i suoi cittadini se questi manifestano per un bisogno reale e importante. La casa per esempio. Immaginatevi senza.

Mandare a quel paese anche chi continua a votare i soliti ciarlatani o a votare non va.

Mandarci pure i nostalgici di destra, di sinistra e di centro.

A quel paese quelli che “ci stanno rubando il lavoro…”

A quel paese tutti quelli che “io non sono razzista ma…”. Siete razzisti, fatevene una ragione.  Qualsiasi sia la vostra cultura, credo, colore e religione.

A quel paese quelli che generalizzano. Ogni uomo è un pianeta, è una storia.

A quel paese quelli di “meglio gay che …” Cosa?

A quel paese quelli che sporcano per mare e per terra, che vanno a farsi le gite fuori porta, magari con bambini a seguito e lasciano il loro fetore dietro.

A quel paese quelli dei petrolchimici, del carbone, e dei veleni che ci fanno mangiare e respirare mentre il mondo si muove verso le energie alternative. “Non lo spegni, il mare, quando brucia nella notte” scrive Alessandro Baricco. Ma lo inquini meglio.

Priolo, Sr

A quel paese quelli che “io sono per la privatizzazione” così si tolgono il pensiero.

A quel paese gli arrampicatori sociali.

A quel paese quelli che non danno valore al tempo e al lavoro altrui.

Un grande a quel paese ai maleducati, spertuni e prepotenti. Per tutte quelle volte che un ingresso è bloccato da costoro perché stanno comprando dall’ambulante, probabilmente abusivo, in strada; o il posto riservato ai disabili è illegalmente occupato, o la macchina è lasciata in tripla fila e l’autobus non può passare… Nodi da sciogliere e tu nel mezzo.

Catania

A quel paese doppio a quelli che si lamentano che tanto non cambia e poi fanno peggio degli altri “che tanto non cambia e se non lo faccio io lo fa un altro”.

A quel paese a tutti quelli che fanno finta di crederci, perché non possono non accorgersi che cambia solo la faccia: “Il G7 del prossimo anno lo facciamo a Taormina e vediamo poi cosa scoprono quando gli metteremo nel programma dell’evento il Teatro Greco, l’Etna, il mare, e le signore le manderemo a Siracusa, a Ortigia e a vedere il barocco e l’Etna Valley. A quel punto gli chiederò: cos’è la Sicilia? Cos’è il sud? Prego, ditemi!”.

Aspe’ che ora te lo diciamo! Nel frattempo un desiderio e augurio sincero. Che presto non ci sia più nessuno da mandarci… a quel paese.

Buon 2018 🙂